Oggi è Sabato, 05 Aprile 2025 Pagina iniziale L'insostenibile peso della perfezione Articoli della Dottoressa Evita Raffaelli








L’insostenibile peso della perfezione


Descrizione

Cosa significa, per una persona, avere una tendenza costante alla perfezione? Innanzi tutto vivere in una dimensione in cui tutto deve essere sotto controllo ed in cui ogni cosa che viene agita non deve contemplare errori. Quindi gli standard comportamentali devono essere molto elevati e, se non raggiunti, ciò scatena un senso di frustrazione e di inadeguatezza. Gli standard, inoltre, tendono ad essere portati sempre più in alto, con la conseguenza di un forte investimento di energie ed una continua percezione di trovarsi in uno stato di allerta continua. Infatti, chi aspira a raggiungere sempre e comunque la perfezione vive in un perenne stato di ansia, proprio perché si autoimpone di raggiungere qualcosa che non è possibile ottenere e questa continua lotta interiore diventa un peso che lo accompagna in ogni momento della sua vita. Allo stesso tempo, la propensione ad essere sempre perfetti si intreccia con un senso del dovere esasperato, che spinge ad agire tutta una serie di azioni, non per scelta, ma perché “ si deve fare così”, anche se questo comporta, spesso, andare contro la propria volontà ed i propri bisogni che, in questo modo, vengono ad essere disconosciuti e deprivati del loro valore. Se, per caso, un dovere viene trasgredito, subentra il senso di colpa , che diventa un ulteriore peso da sopportare. Inoltre, il perfezionista non accetta di compiere errori, in quanto sbagliare non è contemplato, perchè l’errore va ad intaccare lo schema impeccabile di quella perfezione ideale, che è diventata ormai una prigione. Allo stesso tempo il perfezionista non tollera le critiche, che vive come un attacco “mortale” alla sua costruzione mentale di assoluta perfezione. Tuttavia spesso è proprio il perfezionista che critica gli altri, soprattutto quando, con i loro comportamenti, si discostano dalla sua concezione di vita e si mostrano poco sensibili a quel senso del dovere e del perseguire standard molto elevati che, per il perfezionista, è indiscutibile Ovviamente, chi tende continuamente ad un modello di perfezione, non può permettersi di mostrare debolezze o fragilità, in quanto non compatibili con l’immagine a cui si deve adeguare. La perfezione non ammette sbavature. Quindi, molto spesso, il perfezionista indossa una maschera, che gli consente di affrontare la quotidianità e le relazioni sociali con un’apparente sicurezza, ma che diventa un ulteriore fonte di stress e di tensione.
Dalla descrizione appena fatta del perfezionista risulta evidente come il suo vissuto sia connotato da stati d’animo come ansia, tensione continua, investimento eccessivo di energie, oltre a senso di colpa e di inadeguatezza, se non riesce nella realizzazione del suo modello di perfezione. Nei casi più gravi, il perfezionismo può assumere anche forme patologiche, come avviene per esempio nel disturbo ossessivo compulsivo, dove l’esasperato senso del controllo diventa invalidante per la vita della persona.

Possibili cause ed origini

Immaginate di avere dentro di voi un contenitore, dove si vanno a depositare tutti i messaggi che avete ricevuto a partire dalla vostra infanzia. Possono essere messaggi di gratificazione e di riconoscimento, ma anche messaggi che svalutano e fanno sentire inadeguati. Questi messaggi vengono inviati sia verbalmente, sia attraverso i modelli di riferimento, che sono inizialmente quelli familiari e, in seguito , quelli sperimentati nella vita sociale: scuola, rete amicali ecc. Se i messaggi ricevuti sono, prevalentemente, messaggi a carattere negativo e reiterati spesso, tenderanno a riemergere e ad uscire dal serbatoio, ogni volta che una determinata situazione, a loro connessa, li richiamerà. Infatti, con il passare del tempo, le convinzioni prodotte dai messaggi ricevuti, verranno interiorizzate e diventeranno automessaggi. In pratica si verificherà una trasformazione che farà sì che, quanto recepito , sia verbalmente sia attraverso i modelli di riferimento, diventerà un vostro pensiero, una vostra convinzione, che porterà a comportamenti agiti in maniera automatica e, spesso, inconsapevole. Nel caso del perfezionismo è probabile che i messaggi ricevuti nelle relazioni primarie siano stati caratterizzati da forti aspettative da parte dei genitori, da confronti operati con altre persone “ più brave”, da mancata gratificazione per un successo conseguito. Per fare un esempio concreto, una delle tipiche situazioni che possono determinare la tendenza al perfezionismo, può essere quella di un figlio o una figlia che, tornati da scuola con un bel voto ( per esempio un nove), ricevono dai genitori la risposta “ sì, però potevi prendere anche dieci…”, oppure “ hai fatto soltanto il tuo dovere”. In questo modo il successo ottenuto viene vanificato e sminuito generando un meccanismo che porta a voler raggiungere standard di prestazioni sempre più elevati, che comunque non saranno mai sufficienti. In genere chi tende al perfezionismo ha sperimentato modelli familiari in cui anche i genitori ( o un genitore) non erano mai soddisfatti e tendevano ad alzare sempre di più l’asticella delle loro prestazioni, in cui il senso del dovere dominava ogni azione, in cui non erano contemplati errori o fragilità. Insomma, uno schema molto rigido da cui era molto difficile svincolarsi. Se poi, successivamente, la scuola o la rete sociale ha rinforzato questi atteggiamenti, il perfezionismo è diventato una pesante conseguenza inevitabile e difficile da contrastare. Infatti la persona che tende continuamente alla perfezione vive in una dimensione di bianco e nero, in cui non vi è posto per le sfumature. Ciò crea quel circolo vizioso che porta a muoversi in una direzione unica, ovvero quella di ottenere prestazioni ineccepibili ( perché la convinzione che governa questi comportamenti è quella del “tutto o niente”) e, dal momento che la meta è irraggiungibile, provoca frustrazione ed ansia, oltre alla creazione di aspettative verso se stessi sempre più elevate.

Possibili strategie di cambiamento

Il punto di partenza e di arrivo, per poter superare l’angoscia derivante dal perfezionismo è l’accettazione di se stessi. Di partenza perché è questa la convinzione ( “io mi voglio accettare”), che deve spingere per modificare i comportamenti rigidi e controllanti/autocontrollanti del perfezionista, di arrivo perché solo raggiungendo la piena accettazione di se stessi, con difetti e pregi, è possibile accogliere la propria imperfezione.
Per poter fare questo è però necessario rimettere in discussione le convinzioni che giacciono nel contenitore interno, contestandole sia da un punto di vista razionale, sia da un punto di vista di funzionalità. Anche qui può essere di aiuto una esempio. Provate ad immaginare una persona cresciuta in una famiglia dove il modello dominante era quello dell’ordine e della precisione esasperati, in cui ogni oggetto doveva essere al suo posto, in cui niente si poteva rompere o perdere, in cui l’ordine maniacale era un dovere. Da adulta questa persona tenderà a ripetere lo schema interiorizzato ma, probabilmente, vivrà un conflitto con se stessa perché, da un lato dovrà agire in base a quanto appreso ed assorbito, altrimenti subentrerà il senso di colpa, dall’altro vivrà la pesantezza di una situazione che non sceglie veramente e che le crea un perenne stato di ansia ed insoddisfazione. In questo caso sarà utile stimolare la persona a riflettere che, se un giorno non vi è tempo per mettere tutto in ordine, non accadrà niente di catastrofico, perché non vi è nessun obbligo di rispettare un ordine impeccabile, se non quello che lei stessa si autoimpone. Ovviamente tutto ciò verrà ripetuto e ribadito più volte, perché, come già detto, gli automessaggi interiorizzati agiscono in automatico e, di conseguenza, sono poco soggetti al controllo ed esercitano un forte potere. Possono infetti diventare paralizzanti e dominare il perfezionista al punto tale che, nonostante questi possa aver raggiunto un buon livello di consapevolezza, non riesce ad agire diversamente rispetto agli schemi introiettati.
Quindi, mettere in discussione le convinzioni che stanno alla base del perfezionismo diventa un lavoro indispensabile, per arrivare al traguardo finale, ovvero l’accettazione di se stessi e della propria imperfezione, che poi non è altro che il completamento di un percorso che porta al raggiungimento di un buon livello di autostima.

Concludendo, se non vi sono situazioni dove la tendenza al perfezionismo è sfociata nella patologia, intraprendere un percorso personalizzato sull’autostima può essere una buona risposta alla tendenza al perfezionismo, in modo da poter raggiungere l’obiettivo finale, ovvero quello di vivere felicemente imperfetti.

Bibliografia
Maria Cristina Strocchi, “Autostima”, Edizioni San Paolo, Milano 2022
Albert Ellis,  “L’auototerapia relazionale emotiva”, Erickson, Gardolo 1993
W.H. Missildine, “ Il bambino che sei stato”, Erikson, Gardolo 1996

Dott.ssa Evita Raffaelli

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Commenti

  • Valentina (1 mese fa) scrive:

    Grazie dottoressa. Mi sembra di essere io la persona descritta come perfezionista 73443

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